Fammi sparire!

Cos’è e a cosa serve il Diritto all’Oblio del GDPR

Musica consigliata per la lettura:  👻  The Beatles – “Free as a bird”

Il caso Cambridge Analytica (come? Non sai cos’è? Ti faccio un brevissimo riassunto: c’è un’azienda che per lavoro maneggia e analizza milioni-ardi di dati provenienti dai social network; sempre per lavoro cede le sue statistiche allo staff di Trump in modo da influenzare il voto degli americani, sfruttando in modo più o meno lecito dati presi da Facebook. Peccato che si sia saputo ad elezioni concluse. Ci sono di mezzo anche i russi ma fa troppo 007 per andare oltre in questo articolo).
Dicevo… Il caso Cambridge Analytica, ha fatto cascare da migliaia di peri altrettante persone, che improvvisamente si sono accorte di non avere il pieno controllo sui propri dati.

Neanche a farlo apposta, poco dopo (precisamente il 25 maggio 2018) è entrato in vigore il tanto temuto GDPR, il Regolamento europeo sulla privacy che ha definito nel suo articolo 17 il Diritto alla cancellazione detto anche diritto all’oblio. E tutti a tirare sospiri di sollievo!

Anche Babbo Natale deve sottostare al regolamento europeo…

In realtà, anche prima del regolamento, ci sono state richieste di cancellazione dati da database aziendali (Google incluso) che hanno ricevuto sentenze positive ma, spesso per pigrizia, non ci si poneva il problema di sapere chi possedesse davvero i nostri dati e cosa ne facesse. Una regolamentazione ufficiale ha dato uno strumento più forte per contrastare lo strapotere delle mille clausole dei colossi mondiali e ha posto maggiore attenzione sui diritti delle persone comuni.

Vediamone in concreto i dettagli!

Che cos’è?

E’ il diritto di chiedere la cancellazione di dati (testo e/o immagini) e link che riguardano la nostra persona nei casi in cui:

  • dati errati ledano la reputazione
  • l’azienda non abbia più motivo di averli e nessun trattamento sia in corso
  • ci si voglia opporre al loro trattamento
  • venga riscontrato un uso illecito

Come si esercita?

Se i dati sono online: il primo da contattare è il proprietario del sito in cui vengono mostrati; in un secondo momento si può fare una segnalazione a Google (o al motore in cui è stato trovato il link) perché tolga tali contenuti dai suoi risultati di ricerca. Perché non si parte da Big G? Perché la deindicizzazione dal motore di ricerca non comporta la cancellazione della pagina stessa, che resta visibile conoscendone l’indirizzo, tramite eventuali condivisioni sui social, visitando il sito o usando altri motori.

Se non sono online: va contattato il titolare del trattamento dei dati personali o l’eventuale responsabile, entrambi indicati nell’informativa privacy dell’azienda. Dove trovi (o dovresti trovare) l’informativa? Sui contratti firmati, in una apposita pagina del sito aziendale, tramite link nelle newsletter.

In entrambi i casi l’azienda si deve impegnare entro un mese a comunicare chiare intenzioni ad intervenire per esaudire la richiesta dell’utente e a chiedere la cancellazione dei dati anche ad eventuali aziende collegate che li trattano.

Come avviare la procedura di deindicizzazione di una pagina in Google

Ci sono delle eccezioni?

Sì, il diritto all’oblio è subordinato a:

  • diritto di cronaca e informazione, secondo la libertà di espressione
  • uso dei dati a fini contabili o legali
  • interesse pubblico (sanità pubblica, ricerca scientifica)

Le statistiche fatte finora rivelano che sono più i rifiuti (60% circa) dei pareri favorevoli alle cancellazioni richieste ma siamo solo all’inizio di una vera presa di coscienza. E’ difficile avere il controllo su tutte le informazioni in mano alle aziende e spesso le cediamo senza prestare attenzione, ad esempio online sfruttando la comodità di fare login tramite l’account Facebook o nei negozi compilando mille tessere fedeltà.

Quanti punti servono per comprare un po’ di privacy?

Mood: 🔮 invisibile

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